Piante grasse: un mondo da scoprire

Alcune considerazioni iniziali

Le succulente: un tipo di xerofite

  • Xerofite tipo 1 effimere arido-caducifolie
  • Xerofite tipo 2 microfille
  • Xerofite tipo 3 sclerofille sono ad esempio l’ulivo o l’oleandro, con foglie robuste coriacee, con epidermide pluristratificata, tomentosa, cioè con peluria, e stomi incassati e numerosi)
  • Xerofite tipo 4 o succulente utilizzano invece durante il periodo secco, le riserve di acqua accumulate nel tessuto parenchimatico acquifero delle foglie o del fusto.

Morfologia

Piante CAM: metabolismo acido delle Crassulacee

Il punto debole di queste piante potrebbe essere costituito dalla necessità di aprire gli stomi per eseguire gli indispensabili scambi gassosi, con conseguente perdita di preziose molecole d’acqua; esse, allora, hanno inventato un particolare meccanismo di fissazione della CO2, che viene assorbita di notte, quando gli stomi sono aperti, e utilizzata di giorno, a stomi chiusi (fotosintesi tipo CAM, cioè Metabolismo Acido delle Crassulacee).
La fotosintesi richiede necessariamente la presenza di luce, ma può completarsi solo in presenza di CO2, prelevata dall’atmosfera attraverso gli stomi. Come fare a conciliare la necessità di disporre di CO2, mantenendo nello stesso tempo, gli stomi chiusi durante il giorno, quando c’è la luce necessaria per svolgere la fotosintesi? Le piante CAM hanno risolto brillantemente questo problema attraverso la realizzazione di una via alternativa di fissazione della CO2. Durante la notte, quando gli stomi possono rimanere aperti con una minima perdita di acqua attraverso di essi, la CO2 viene prelevata dall’aria e fissata a formare un composto a 4 atomi di carbonio, grazie ad un enzima speciale, la PEP carbossilasi, che le altre piante dei climi temperati C3 non ha. Questo composto, che si chiama malato, viene temporaneamente accumulato nel vacuolo cellulare. Durante il giorno, quando c’è l’energia solare necessaria per la fotosintesi, ma gli stomi devono rimanere chiusi, dal malato si stacca la CO2 e viene usata nella fotosintesi. Quindi nelle piante succulente vi è una separazione temporale tra il momento in cui la CO2 viene fissata nelle cellule fotosintetiche, la notte a stomi aperti, ed il momento in cui viene utilizzata, il giorno, a stomi chiusi. Nelle piante C3 delle zone temperate, invece tutto ciò avviene di giorno, a stomi aperti. Una invenzione meravigliosa questo metabolismo CAM che permette di non disperdere la preziosissima acqua durante il giorno inutilmente, ma di poter svolgere comunque la fotosintesi.
Per ridurre la traspirazione fogliare alcune piante (ad es Fenestraria delle Aizoaceae) sembrano nascondersi quasi totalmente nel terreno, lasciando scoperto solo l’apice della pianta, privo di clorofilla e trasparente, per permettere alla luce del sole di filtrare nei tessuti interni e permettere lo svolgimento della fotosintesi.
Le succulente in genere hanno ridotto durante la loro evoluzione il numero e la dimensione degli stomi.

Convergenza evolutiva

All’interno delle piante succulente è possibile trovare molti esempi di convergenza evolutiva: specie lontano dal punto di vista filogenetico (cioè non direttamente e strettamente imparentate come origine da antenati comuni) e anche geografico tendono ad assumere una conformazione simile, perché sottoposte alle stesse forze selettive (stesso stimolo ambientale). E’ il caso di alcune piante succulente, appartenenti a famiglie e ad areali differenti, come le Euforbiacee , che vivono nelle zone desertiche sud –africane, le Cactacee, che crescono nei deserti americani, e le Asclepiadacee, che vivono nelle zone desertiche asiatiche: i loro fiori, se confrontati, sono quanto di più diverso si possa immaginare, ma i corpi delle piante assumono un aspetto simile (succulento), molto diverso da quello delle specie non desertiche appartenenti alle rispettive famiglie.

Habitat

Originarie di zone aride o semi aride, con alternanza di prolungati periodi di siccità e piogge più o meno abbondanti, le Succulente vivono in tutti gli ambienti, tranne che ai poli e nei deserti con assenza totale di piovosità. Si sono più concentrate sicuramente nelle fasce subtropicali comprese tra i 20° e i 40° di latitudine Nord e Sud.
Alcune specie delle Ande, riescono a sopravvivere anche a diversi gradi sottozero, oppure alcuni esemplari vivono insinuandosi tra le rocce sulle montagne, o nei muretti delle nostre campagna come Sedum e Sempervivum. Altre nelle foreste tropicali si comportano come epifite, cioè crescono spontaneamente anche fuori dal suolo, ancorandosi (Epiphyllum, Hylocereus) agli alberi tramite radici avventizie. Gli animali potrebbero essere attirati da queste riserve di acqua rappresentate dalle succulente, per cui le foglie trasformate in spine o in liquidi tossici che contengono servono da difesa per la pianta. A volta la presenza di peluria bianca serve a ridurre l’effetto della radiazione solare eccessiva.

Bibliografia

Tratto da: Invito alla botanica – Venturelli Villi- Zanichelli
Fiori e piante. Botanica, cura e segreti- 6-Cactus e piante succulente Orti botanici MI e Univ. Studi MI- Corriere della Sera
Guida illustrata Coltivazione delle piante grasse a cura di Vanda Del Valli Supplemento a Vita in campagna 2/2016
Consultazione da Wikipedia. Giromagicactus.